Cos’è un contratto di convivenza
Un contratto di convivenza è un accordo scritto tra due persone maggiorenni che condividono una relazione affettiva stabile e intendono vivere insieme definendo diritti e doveri reciproci. In Italia è regolato dalla Legge 20 maggio 2016 n. 76 (Legge Cirinnà), artt. 1 commi 36–65. Il contratto disciplina gli aspetti patrimoniali, l’organizzazione della vita comune e la gestione della casa familiare. Non sostituisce matrimonio o unione civile, ma attribuisce alcune tutele come la possibilità di subentro nel contratto di locazione, assistenza reciproca e regolazione dei rapporti economici. È uno strumento flessibile, aggiornabile e altamente personalizzabile.
Consiglio dell’esperto:
Prima di firmare qualsiasi contratto di convivenza, fai un confronto tra la vostra situazione reale e quanto previsto dalla Legge 76/2016: controlla se l’accordo riflette davvero diritti e tutele che la norma già riconosce. In questo modo eviterai di inserire clausole inutili o, peggio, in contrasto con la legge.
Quando serve un contratto di convivenza
1. Quando è necessario tutelare beni personali o condivisi
Un contratto di convivenza diventa essenziale quando tu e il tuo partner disponete di patrimoni diversi, proprietà acquisite prima della relazione o prevedete di fare investimenti comuni. In questi casi, l’accordo permette di specificare con precisione quali beni rimangono personali, come vengono documentati eventuali apporti economici e quali criteri si applicano in caso di incremento di valore (per esempio ristrutturazioni finanziate da uno dei conviventi). Questo è particolarmente utile quando uno dei due ha attività imprenditoriali o beni a rischio professionale, poiché consente di evitare che la convivenza generi pretese su patrimoni strettamente personali. Inoltre, l’accordo può definire come gestire beni acquistati durante la convivenza, chiarendo se assumono carattere comune o rimangono intestati al singolo, riducendo così il rischio di future controversie.
2. Quando la casa è intestata a un solo convivente
Se vivete in una casa di proprietà di uno solo dei conviventi o in un immobile in affitto, il contratto serve a tutelare entrambe le parti, definendo diritti e limiti sull’usufrutto dell’abitazione. Oltre a stabilire un eventuale diritto di abitazione, puoi indicare come suddividere spese ordinarie, quote di affitto, manutenzioni e interventi straordinari, evitando che il convivente non proprietario contribuisca in modo sproporzionato senza tutele. È possibile anche prevedere cosa accade in caso di separazione, ad esempio fissando un periodo di permanenza temporanea nella casa per consentire all’altro di trovare una nuova sistemazione. Questo aspetto è cruciale perché, senza contratto, il convivente non proprietario rischia di non avere alcun diritto di permanenza e il proprietario potrebbe trovarsi a dover sostenere costi o responsabilità non preventivate.
Consiglio dell’esperto:
Se la casa è di uno solo dei conviventi, valuta di allegare al contratto una breve scheda con i dettagli dell’immobile, delle eventuali rate di mutuo e delle spese principali. Questo allegato non crea diritti in più, ma rende più trasparente la situazione complessiva e semplifica eventuali rimborsi in caso di separazione.
3. Quando sono presenti figli o responsabilità familiari
Il contratto è uno strumento utile anche quando nella convivenza sono presenti figli, naturali o di precedenti relazioni, perché permette di chiarire come gestire la parte economica legata alla loro crescita. Pur non interferendo con le norme sull’affidamento, puoi definire la ripartizione delle spese quotidiane, il contributo per attività scolastiche o sportive, la gestione di emergenze e necessità straordinarie e l’organizzazione della vita familiare. Questo aspetto è particolarmente importante quando solo uno dei conviventi lavora o sostiene la maggior parte dei costi, perché l’accordo consente di evitare squilibri economici difficili da gestire nel lungo periodo. Inoltre, l’accordo può rafforzare la stabilità domestica indicando ruoli, responsabilità e modalità di coordinamento in caso di assenza o impossibilità di uno dei due conviventi.
4. Quando vuoi gestire una possibile separazione
Inserire clausole che regolano la separazione è una delle ragioni più forti per cui molte coppie scelgono di stipulare un contratto di convivenza. Puoi stabilire criteri oggettivi su chi lascia la casa, come dividere beni acquistati insieme, come rimborsare contributi economici rilevanti e come sciogliere eventuali conti condivisi o impegni finanziari. È possibile anche prevedere procedure di comunicazione della fine della convivenza, tempi di preavviso, o un periodo di transizione per evitare tensioni e difficoltà logistiche. Questo approccio riduce drasticamente i conflitti perché elimina l’ambiguità e fornisce un quadro chiaro applicabile anche quando la relazione attraversa un momento delicato. Il vero valore risiede nel prevenire decisioni impulsive o ingiuste, garantendo a entrambi i conviventi una gestione ordinata della fase di separazione.
Come si redige un contratto di convivenza
1. Raccogli informazioni e prepara una bozza dettagliata
Il primo passo concreto è fare un vero e proprio “check-up” della situazione: residenza attuale e futura, beni personali già intestati a ciascuno, eventuali debiti, conti correnti, polizze, mutui e spese fisse sostenute ogni mese. Non limitarti a un elenco generico: cerca di quantificare importi, percentuali di contributo e impegni già in essere, così la bozza rispecchia davvero la realtà. È utile annotare anche obiettivi di medio periodo, come l’acquisto di una casa, l’arrivo di un figlio o un cambio di lavoro, perché il contratto deve essere coerente con questi progetti. In questa fase puoi creare una bozza “narrativa” in cui descrivi come immaginate la gestione della vita comune e poi tradurla in clausole più tecniche, evitando di dimenticare elementi importanti legati a immobili, figli o attività lavorative autonome.
2. Definisci con precisione gli aspetti patrimoniali
Quando passi alla parte economica, non limitarti a scrivere che “le spese saranno ripartite”: indica criteri chiari, per esempio percentuali sul reddito di ciascuno, importi fissi o voci di costo specifiche (affitto, bollette, alimentari, spese scolastiche). Puoi prevedere uno o più conti comuni destinati a determinate spese e stabilire come alimentare questi conti, cosa succede se uno smette di versare o se cambiano drasticamente i redditi. È importante chiarire anche come trattare ristrutturazioni, migliorie sulla casa di proprietà di uno dei conviventi, acquisti di beni di valore e prestiti tra conviventi, specificando se e come devono essere rimborsati. Più dettagli inserisci, meno spazio lasci a discussioni future su chi “ha pagato di più” e su cosa appartiene a chi.
3. Redigi il contratto in forma scritta e rispettando i requisiti legali
Una volta definito il contenuto, il testo va trasformato in un contratto vero e proprio, scritto con un linguaggio chiaro ma giuridicamente corretto. In Italia, per avere efficacia, il contratto di convivenza deve essere redatto in forma di scrittura privata autenticata o atto pubblico davanti a un avvocato o a un notaio, che verificano identità delle parti e conformità alla legge. Dopo la sottoscrizione, il professionista ha l’obbligo di trasmettere il contratto all’Anagrafe del Comune di residenza per la registrazione, che è il passaggio chiave perché l’accordo produca effetti verso terzi (come il subentro nel contratto di locazione o alcuni diritti assistenziali). Nella stesura è utile prevedere anche una clausola su come modificare o sciogliere l’accordo, così non dovrai improvvisare procedure in futuro.
Consiglio dell’esperto:
Quando prepari il testo definitivo, inserisci sempre una clausola dedicata alle “Modifiche del contratto”, indicando chi può proporle, come vanno approvate e in che forma devono essere firmate. Stabilire la procedura in questo momento eviterà discussioni in futuro su validità o efficacia delle modifiche.
4. Personalizza il documento con uno strumento professionale
Arrivati a questo punto, usare uno strumento professionale ti permetterà di trasformare tutte queste decisioni in un contratto ben strutturato, con articoli numerati, definizioni chiare e clausole già pensate per rispettare la normativa italiana. Invece di partire da un copia-incolla trovato online, potrai seguire un percorso guidato con domande mirate su beni, spese, casa, figli e scenari di separazione, generando il testo coerente con le risposte. Un buon editor legale ti aiuterà anche a non dimenticare elementi tecnici importanti, come la disciplina delle modifiche, il rinvio alle norme di legge applicabili e gli allegati utili (elenco dei beni, riepilogo spese, etc.). Inoltre, potrai salvare versioni aggiornate del contratto nel tempo, così ogni revisione parte da una base già conforme e non dovrai riscrivere tutto da zero.
Cosa deve contenere un contratto di convivenza
- Dati dei conviventi e dichiarazione di residenza comune: il documento deve includere dati anagrafici completi, codice fiscale, indirizzo della casa comune e una dichiarazione di convivenza stabile. Questi elementi sono essenziali per l’iscrizione presso l’anagrafe e per la validità del contratto.
- Regole economiche, patrimoniali e responsabilità: occorre indicare come vengono suddivise spese domestiche, affitto o mutuo, bollette, manutenzioni e costi straordinari. È il cuore dell’accordo: una definizione precisa riduce incomprensioni, tutela entrambi e facilita la gestione quotidiana della relazione.
- Regole sull’uso della casa e dei beni condivisi: il contratto può prevedere criteri per l’uso dei beni personali e della casa, chi può gestire cosa, e come comportarsi in caso di vendita dell’immobile o trasloco. È utile prevedere anche come vengono trattati acquisti comuni e come documentarli.
- Clausole di separazione e scioglimento: qui potrai stabilire cosa succede se la convivenza finisce, chi lascia la casa, come si dividono i beni acquisiti, quali spese vanno rimborsate e come gestire eventuali conti correnti comuni. Clausole chiare riducono tensioni e velocizzano la conclusione del rapporto.
- Clausole aggiuntive su assistenza e vita pratica: alcune coppie inseriscono impegni relativi all’assistenza in caso di malattia, alla gestione della vita quotidiana o a obiettivi finanziari condivisi. Anche se non sempre vincolanti in senso stretto, queste clausole aiutano a definire aspettative e responsabilità.
Consigli pratici per scrivere un contratto di convivenza
- Usa un linguaggio chiaro e giuridicamente corretto: evita espressioni vaghe come “spese a carico proporzionale” o “gestione condivisa” se non definisci criteri misurabili. La chiarezza è essenziale perché il contratto sia applicabile e interpretabile in modo oggettivo.
- Aggiorna il documento quando cambia la vostra situazione: nuova casa, nuovi lavori, nuove spese o la nascita di un figlio possono richiedere modifiche. Il contratto può essere aggiornato in qualsiasi momento, con le stesse forme previste per la stipula originale, evitando che diventi obsoleto o inadeguato.
- Assicurati che tutte le clausole rispettino la legge: evitare di inserire limitazioni illegittime o disposizioni contrarie a norme imperative. È importante verificare la coerenza del testo con la Legge Cirinnà e con le norme del Codice Civile in materia di obbligazioni e rapporti patrimoniali.
- Valuta l’uso di un modello professionale: un editor giuridico avanzato rende semplice generare un contratto completo e strutturato, con clausole già pronte e conformi alla legge. Ciò evita errori tecnici e garantisce un documento più solido in caso di necessità future.
Consiglio dell’esperto:
Prima della firma definitiva, leggete il contratto ad alta voce insieme e chiedetevi per ogni clausola: “Se domani ci separassimo, questa regola sarebbe ancora appropriata?”. Se qualcosa genera dubbi o tensione già ora, è il momento giusto per riscriverla in modo più chiaro ed equilibrato.
Considerazioni finali
Un contratto di convivenza è un accordo fondamentale per chi vive insieme e desidera proteggere beni, responsabilità e organizzazione familiare.
È riconosciuto dalla legge italiana e consente di definire regole chiare per la vita quotidiana e per eventuali separazioni.
La sua creazione richiede attenzione, coerenza giuridica e personalizzazione.
Utilizzare strumenti professionali facilita il processo e riduce errori.
