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Modello ed esempio di contratto di trasferimento del marchio

Contratto cessione marchio
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Accordo di cessione del marchio, Atto di trasferimento del marchio, Contratto di alienazione del marchio
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Contratto cessione marchio
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Il contratto di cessione del marchio è uno degli accordi più importanti nel diritto industriale, perché regola il trasferimento definitivo di un bene immateriale che può rappresentare il cuore dell’identità e del valore commerciale di un’azienda. Capire il funzionamento di tale documento è fondamentale per evitare errori, tutelarsi da contestazioni e accertarsi che il trasferimento sia valido secondo il Codice della Proprietà Industriale. Questo tipo di contratto viene utilizzato ogni volta che la titolarità di un marchio registrato o in registrazione passa di mano, con implicazioni legali, fiscali e commerciali significative.

In questo articolo scoprirai cos’è un contratto di cessione del marchio, quando si utilizza, come si redige passo per passo e quali elementi non possono mancare affinché sia pienamente efficace.

Table of Contents

Cos’è un contratto di cessione del marchio?

Il contratto di cessione marchio è un accordo scritto con cui il titolare trasferisce a un altro soggetto la proprietà di un marchio, insieme ai diritti esclusivi legati al suo utilizzo. In Italia è regolato dagli artt. 23–24 del Codice della Proprietà Industriale e dagli artt. 2573 e seguenti del Codice Civile, che richiedono la forma scritta e la successiva annotazione presso l’UIBM affinché la cessione sia opponibile ai terzi. Questo tipo di contratto non riguarda solo la vendita di un nome o un logo, ma la trasmissione di un intero patrimonio di reputazione, avviamento e diritti economici. Per questo tale contratto deve essere redatto con estrema precisione e con attenzione alle implicazioni sulla strategia aziendale.

Consiglio dell’esperto:

Prima di impostare qualsiasi trattativa, fai sempre una verifica completa sullo status del marchio nelle banche dati ufficiali (UIBM, EUIPO, WIPO) e su eventuali opposizioni o decadenze. Questo ti permetterà di evitare di negoziare su un diritto già indebolito o a rischio e darà argomenti concreti per valutare il prezzo e le garanzie da inserire in contratto.

Quando serve un contratto di cessione del marchio?

1. In caso di vendita di un marchio come bene autonomo

La cessione è necessaria quando il marchio ha un valore economico proprio e può essere venduto come asset separato dal resto dell’azienda. In queste operazioni il contratto diventa cruciale perché deve chiarire se il trasferimento riguarda solo il segno distintivo o anche elementi correlati come archivi creativi, diritti di branding, materiali grafici o eventuali estensioni internazionali. Inoltre, consente di definire con precisione il valore commerciale del marchio, che spesso deriva da reputazione, storico delle vendite e potenziale di mercato, riducendo così il rischio di contestazioni su valutazioni economiche o diritti impliciti non dichiarati. Questo tipo di cessione è comune in settori come moda, cosmetica, food e digitale, dove i brand hanno vita separata dai soggetti che li creano.

Consiglio dell’esperto:

Nella valutazione del marchio considera non solo i dati di fatturato, ma anche la forza distintiva, il posizionamento competitivo, la storia del brand e la sua presenza online. Integra sempre il processo di due diligence legale (registrazioni, opposizioni, licenze esistenti) con un processo di due diligence economica: solo così il prezzo di cessione riflette davvero il valore del marchio.

2. Quando trasferisci il marchio a una nuova società del gruppo

Molte imprese consolidano i propri marchi in una holding dedicata alla gestione dei diritti di proprietà industriale per ottimizzare licenze interne, protezione legale e strategia finanziaria. In questi contesti il contratto definisce in modo trasparente le ragioni del trasferimento, il valore stimato del brand e le modalità con cui la nuova società potrà concederlo in uso alle altre entità del gruppo. Questa scelta è anche una tutela in caso di operazioni future come fusioni, acquisizioni o passaggi generazionali, perché la proprietà del marchio resta stabile e centralizzata. Inoltre, la cessione consente di garantire corretta imputazione fiscale dei ricavi generati dal marchio, evitando contenziosi con l’amministrazione finanziaria.

3. Quando si stipula una partnership commerciale

Nelle partnership strategiche, soprattutto internazionali, il trasferimento del marchio può essere richiesto dal nuovo partner per garantire piena autonomia operativa, uniformità nella gestione dell'immagine aziendale e sicurezza degli investimenti. In questo caso il contratto deve affrontare aspetti complessi come l’eventuale utilizzo del marchio da parte del cedente, l’obbligo di mantenere standard qualitativi minimi, la possibilità di introdurre varianti grafiche o evoluzioni creative, e la gestione delle vendite in nuovi mercati. Una cessione mal definita in contesti di partnership può portare a conflitti su chi detiene i diritti di modifica o commercializzazione: per questo il documento deve essere estremamente chiaro nel delimitare poteri, limiti e obiettivi commerciali condivisi.

4. Quando è necessario risolvere una disputa sulla titolarità

In caso di controversia sulla proprietà del marchio — spesso causata da coinvenzioni, rapporti lavorativi precedenti, soci usciti dalla società o registrazioni effettuate in buona o cattiva fede — la cessione può offrire una soluzione definitiva e più rapida rispetto a un procedimento giudiziario. Il contratto permette di fissare compensazioni economiche, impegni di non concorrenza, obblighi di riservatezza e chiarimenti sull’uso pregresso del brand, stabilendo chi potrà utilizzarlo in futuro e con quali limiti. Questa soluzione negoziale è particolarmente utile per evitare lunghi contenziosi presso l’UIBM o i tribunali, che possono bloccare il marchio per mesi o anni, danneggiando imprese e investitori. Una cessione ben strutturata, inoltre, riduce drasticamente il rischio che la disputa riemerga in seguito grazie a clausole di rinuncia e quietanza.

Come si redige un contratto di cessione del marchio?

1. Identificare correttamente il marchio

La prima fase consiste nell’accertare con precisione la situazione giuridica del marchio, verificando se è registrato, in quale Paese, con quale numero, in quali classi merceologiche e se esistono domande pendenti, opposizioni o versioni grafiche alternate. Questa analisi preliminare è cruciale perché una descrizione incompleta o imprecisa rischia di creare ambiguità nel contratto, rendendo difficile stabilire cosa è stato effettivamente trasferito e quali diritti il cessionario potrà esercitare. Una corretta identificazione del marchio, inoltre, permette di prevenire conflitti relativi allo sfruttamento commerciale e tutela il cessionario da eventuali contestazioni di terzi.

2. Definire con precisione l’oggetto della cessione

Stabilire l’oggetto della cessione significa individuare esattamente quali elementi del marchio passano al nuovo titolare: l’intero segno distintivo, solo alcune classi Nice, eventuali varianti grafiche, slogan, domini collegati o estensioni internazionali. Una formulazione generica potrebbe lasciare in sospeso diritti accessori come l’uso del marchio in mercati non contemplati o in categorie merceologiche future. Per questo è essenziale descrivere in modo puntuale ciò che il cedente intende trasferire, evitando presunzioni implicite e garantendo un quadro chiaro che permetta al cessionario di esercitare pienamente, e in sicurezza, i diritti acquisiti.

3. Determinare il corrispettivo e le modalità di pagamento

La clausola economica deve essere strutturata con precisione, indicando importo esatto, scadenze, modalità operative di pagamento, eventuali acconti e condizioni sospensive. In accordi complessi può essere utile prevedere meccanismi di aggiustamento del prezzo legati alle performance future del marchio o al suo sfruttamento in specifici mercati. Una buona disciplina del corrispettivo consente di prevenire contestazioni post-cessione e garantisce trasparenza fiscale, oltre a definire chiaramente le condizioni in cui la titolarità passa in modo definitivo al cessionario.

Consiglio dell’esperto:

Quando il marchio gode di un forte potenziale di crescita, valuta formule miste di corrispettivo: una parte fissa alla firma e una parte variabile collegata ai risultati futuri (ad esempio vendite o ingresso in nuovi mercati). Questo riduce il rischio per il cessionario e permette al cedente di partecipare al valore che il brand potrà generare dopo il trasferimento.

4. Stabilire le garanzie del cedente

Il cedente deve fornire garanzie che tutelino il cessionario, dichiarando la titolarità piena del marchio, l’assenza di controversie pendenti, la non violazione di diritti di terzi e la piena liceità del segno. Queste dichiarazioni sono fondamentali, perché eventuali difformità possono tradursi in responsabilità risarcitorie anche molti anni dopo la firma. Una clausola di garanzie redatta correttamente permette al cessionario di assumere un rischio limitato e di investire sul marchio con maggiore sicurezza, sapendo di avere una tutela contrattuale solida in caso emergano problemi precedentemente non dichiarati.

5. Prevedere il passaggio effettivo dei diritti

Il contratto deve indicare chiaramente il momento esatto in cui la titolarità passa dal cedente al cessionario, specificando se tale trasferimento è immediato o condizionato al pagamento del prezzo, alla firma di documenti accessori o all’annotazione presso l’UIBM. Definire una data di decorrenza eviterà incertezze operative e stabilisce chi può utilizzare il marchio durante il periodo di transizione. Questa chiarezza è essenziale soprattutto quando il marchio è già utilizzato in attività commerciali, pubblicità o contratti di licenza con terze parti.

6. Registrare la cessione presso l’UIBM

Una volta firmato il contratto, il trasferimento deve essere registrato presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi – o presso l’EUIPO se si tratta di un marchio dell’Unione Europea – affinché sia valido nei confronti dei terzi. Senza questa annotazione, il cessionario non può opporsi legalmente all’uso del marchio da parte di altri e il trasferimento rimane inefficace sotto il profilo pubblico. La registrazione rappresenta quindi un passaggio obbligato e strategico, che assicura tutela piena e certezza giuridica.

Per creare un documento completo e conforme alla normativa attuale, puoi utilizzare Legally.io, che guida passo dopo passo nella predisposizione delle clausole, riducendo il rischio di omissioni e garantendo un contratto chiaro, solido e pronto per la registrazione.

Cosa deve contenere un contratto di cessione del marchio?

  • Dati completi delle parti: il contratto deve identificare chiaramente cedente e cessionario, con dati anagrafici o societari, oltre a indicare chi ha il potere di rappresentanza. Informazioni incomplete possono mettere in discussione la validità dell’accordo.
  • Descrizione tecnica del marchio: è necessario includere numero di registrazione, classi merceologiche, eventuali versioni grafiche, stato giuridico e ogni informazione utile a identificare in modo univoco il marchio. Una descrizione dettagliata tutela entrambe le parti in caso di contestazioni.
  • Oggetto e perimetro della cessione: l’oggetto deve specificare esattamente quali diritti vengono trasferiti, se la cessione è totale o parziale e se comprende elementi accessori come domini web o materiali grafici. Più è definito il perimetro, minori sono i rischi di fraintendimenti.
  • Corrispettivo e termini economici: le condizioni economiche devono essere chiare e includere importi, modalità di pagamento, eventuali scadenze e penali. Una clausola economica precisa semplifica eventuali controlli fiscali e previene conflitti di natura contabile.
  • Garanzie e responsabilità: il cedente deve assumersi responsabilità sulla titolarità e sul corretto stato del marchio. Queste garanzie rappresentano una protezione fondamentale per l’acquirente e rendono il contratto equilibrato dal punto di vista giuridico.
  • Clausole finali: devono includere legge applicabile, foro competente, effetti della risoluzione e modalità di aggiornamento dei documenti allegati. In particolare la scelta del foro competente semplifica la gestione di eventuali controversie.

Consigli pratici per redigere un contratto di cessione del marchio

  • Usa un linguaggio tecnico ma comprensibile: l’accordo deve essere chiaro e privo di ambiguità. Evita frasi generiche che potrebbero essere interpretate in più modi e ricorri a definizioni precise che delimitano il contenuto dei diritti ceduti.
  • Inserisci gli allegati necessari: aggiungere estratti UIBM/EUIPO, rappresentazioni grafiche del marchio e copia delle registrazioni facilita la futura annotazione e migliora la forza probatoria dell’accordo.
  • Considera gli effetti a lungo termine della cessione: una volta trasferito, il marchio resta di proprietà esclusiva del cessionario. Valuta quindi se prevedere limitazioni, obblighi di mantenimento o clausole che regolano il futuro sfruttamento del marchio in mercati sensibili.
  • Affidati a strumenti professionali: con Legally.io potrai ottenere un modello personalizzabile conforme alla normativa italiana, con campi guidati e clausole aggiornate. Ciò ridurrà drasticamente gli errori di scrittura e accelera la preparazione del documento.

Consiglio dell’esperto:

Tieni separato il corpo normativo del contratto dagli allegati tecnici (estratti UIBM/EUIPO, rappresentazioni grafiche, elenchi di domini, licenze in essere): aggiornare gli allegati è molto più semplice rispetto a modificare il testo contrattuale. In questo modo potrai mantenere il contratto stabile nel tempo e adattare solo la parte documentale alle evoluzioni del marchio.

Considerazioni finali

Il contratto di cessione del marchio è un documento essenziale quando la titolarità di un segno distintivo cambia proprietario. Per essere efficace deve descrivere chiaramente il marchio, definire l’oggetto della cessione, stabilire garanzie e regolare prezzo e modalità di pagamento. L’accordo deve poi essere registrato presso l’UIBM per diventare opponibile ai terzi. Utilizzare un modello professionale ti permette di redigere un documento più preciso, riducendo il rischio di errori e tutelando sia il cedente che il cessionario.

Frequently Asked Questions

Qual è lo scopo di un contratto di cessione del marchio?
Qual è la differenza tra cessione totale e cessione parziale del marchio?
Qual è la differenza tra cessione del marchio e licenza d’uso?
È obbligatorio firmare un contratto di cessione del marchio?
Quali sono i requisiti preliminari per firmare un contratto di cessione del marchio?
Cosa bisogna fare dopo aver completato il contratto di cessione del marchio?
Quali allegati devono accompagnare un contratto di cessione del marchio?
Che cos’è un brand?
Come si tutela un brand?
Quali leggi regolano la cessione dei marchi in Italia?
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