Cos’è la dichiarazione sostitutiva di certificazione di morte?
La dichiarazione sostitutiva di certificazione di morte è una forma di autocertificazione disciplinata dall’articolo 46 del DPR n. 445/2000, che consente all’interessato di attestare, mediante dichiarazione sottoscritta, il decesso del coniuge, di un ascendente o di un discendente. Sostituisce il certificato di morte senza necessità di rivolgersi al Comune.
Come ogni dichiarazione sostitutiva di certificazione, ha lo stesso valore del certificato tradizionale ed è gratuita. Può essere resa dai cittadini italiani, dai cittadini dell’Unione Europea e, entro certi limiti, dai cittadini extracomunitari regolarmente soggiornanti.
La sua finalità è quella di semplificare gli adempimenti: evita al cittadino di richiedere e produrre certificati, spostando sull’amministrazione ricevente l’onere di effettuare i controlli sulla veridicità di quanto dichiarato.
Consiglio dell’esperto
Verifica sempre il rapporto di parentela con il defunto: l’autocertificazione ai sensi dell’articolo 46 è ammessa per il decesso del coniuge, di un ascendente (ad esempio un genitore o un nonno) o di un discendente (un figlio o un nipote in linea retta). Per il decesso di altri soggetti, come un fratello o una persona non legata da questi vincoli, occorre invece la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà prevista dall’articolo 47.
Quando si utilizza la dichiarazione sostitutiva di morte?
La dichiarazione sostitutiva di morte è utile in tutte le pratiche che richiederebbero il certificato di morte, soprattutto nei rapporti con la pubblica amministrazione. Vediamo gli usi più frequenti.
1. Per le pratiche di successione
Nelle pratiche successorie la data e il luogo del decesso sono elementi essenziali. La dichiarazione sostitutiva consente di comprovare la morte del de cuius nei rapporti con gli uffici pubblici coinvolti, semplificando l’avvio delle procedure ereditarie.
Va ricordato che alcuni adempimenti, come la dichiarazione di successione presso l’Agenzia delle Entrate, possono richiedere ulteriori documenti: l’autocertificazione copre l’attestazione del decesso, ma non sostituisce l’intera documentazione necessaria per la pratica.
2. Per la chiusura dei rapporti bancari del defunto
Per chiudere conti correnti, libretti e altri rapporti intestati al defunto, banche e intermediari richiedono la prova del decesso. Molti istituti accettano l’autocertificazione, anche se, trattandosi di rapporti tra privati, la sua accettazione dipende dalle politiche del singolo ente.
In caso di rifiuto, l’erede potrà produrre il certificato di morte rilasciato dal Comune. È quindi utile informarsi preventivamente su quale documento l’istituto ritenga idoneo.
3. Per disdire utenze e contratti intestati al defunto
La dichiarazione è spesso utilizzata per disdire o volturare utenze (luce, gas, telefono) e altri contratti intestati alla persona deceduta. Anche in questi casi l’accettazione dipende dal gestore, ma l’autocertificazione è frequentemente ammessa per snellire le pratiche.
Allegare copia del documento di identità del dichiarante e indicare con precisione i dati del defunto agevola la gestione della richiesta da parte del fornitore del servizio.
4. Per pratiche pensionistiche e previdenziali
Nei rapporti con enti previdenziali come l’INPS, la dichiarazione sostitutiva può essere impiegata per attestare il decesso ai fini, ad esempio, della cessazione di una prestazione o della richiesta di pensione ai superstiti.
Trattandosi di rapporti con la pubblica amministrazione, l’ente è tenuto ad accettare l’autocertificazione, salvo poi effettuare i controlli previsti sulla veridicità di quanto dichiarato.
Differenza tra certificato di morte e dichiarazione sostitutiva
Certificato di morte e dichiarazione sostitutiva attestano lo stesso fatto, ma hanno origine e regole diverse. Comprendere questa distinzione aiuta a scegliere il documento più adatto.
1. Il certificato di morte rilasciato dal Comune
Il certificato di morte è il documento ufficiale che attesta il decesso e viene rilasciato dal Comune, tramite l’ufficiale dello stato civile, sulla base dell’atto di morte registrato. Alla domanda su chi rilascia il certificato di morte la risposta è quindi semplice: il Comune, di norma quello dove è avvenuto il decesso o quello di residenza.
Oggi il certificato di morte può essere richiesto anche online: tramite l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR) è possibile richiedere e scaricare il certificato di morte in modalità digitale, senza recarsi allo sportello.
2. La dichiarazione sostitutiva di certificazione (autocertificazione)
La dichiarazione sostitutiva di certificazione è l’autocertificazione con cui il cittadino attesta direttamente il decesso, senza richiedere il certificato al Comune. Ha lo stesso valore del certificato, è gratuita e viene sottoscritta sotto la responsabilità del dichiarante.
A differenza del certificato, non proviene da un ufficio pubblico, ma dallo stesso interessato: per questo l’amministrazione ricevente può effettuare controlli, anche a campione, sulla veridicità di quanto dichiarato.
3. Quando l’autocertificazione è ammessa
L’autocertificazione del decesso è ammessa, ai sensi dell’articolo 46 del DPR n. 445/2000, per il coniuge, l’ascendente o il discendente del dichiarante. Nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i gestori di pubblici servizi la sua accettazione è obbligatoria.
Nei rapporti tra privati, invece, la dichiarazione sostitutiva vale solo se il privato accetta di riceverla: molte banche e assicurazioni lo fanno, ma possono legittimamente richiedere il certificato di morte.
4. Quando serve la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà
Quando il decesso riguarda un soggetto diverso dal coniuge, dall’ascendente o dal discendente, non è possibile ricorrere all’articolo 46: occorre la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà prevista dall’articolo 47 del DPR n. 445/2000.
La dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà consente di comprovare stati e fatti non compresi nell’elenco dell’articolo 46, anche relativi ad altri soggetti di cui il dichiarante abbia diretta conoscenza, ed è spesso usata nelle pratiche ereditarie più complesse.
Come si compila la dichiarazione sostitutiva?
La compilazione è semplice, ma richiede precisione: un dato errato può rallentare la pratica o esporre a responsabilità. Ecco i passaggi fondamentali.
1. Indicare i dati del dichiarante
In apertura vanno riportati i dati anagrafici completi di chi rende la dichiarazione: nome, cognome, luogo e data di nascita, residenza e codice fiscale. È utile indicare anche il rapporto di parentela con il defunto.
Il dichiarante deve essere legittimato a rendere l’autocertificazione, cioè trovarsi in uno dei rapporti (coniuge, ascendente o discendente) previsti dall’articolo 46 con riferimento al decesso.
2. Indicare i dati del defunto e la data del decesso
Occorre indicare i dati anagrafici del defunto (nome, cognome, luogo e data di nascita) e, soprattutto, la data e il luogo del decesso, che sono gli elementi centrali della dichiarazione.
L’esattezza di questi dati è essenziale, perché è su di essi che l’amministrazione o il privato basano l’adempimento richiesto e gli eventuali controlli.
3. Sottoscrivere ai sensi del DPR 445/2000
La dichiarazione deve richiamare la normativa di riferimento (articoli 46 e 76 del DPR n. 445/2000) e contenere la dichiarazione di essere consapevoli delle sanzioni penali previste in caso di dichiarazioni mendaci. La sottoscrizione comporta l’assunzione della responsabilità di quanto dichiarato.
Nei rapporti con la pubblica amministrazione non è necessaria l’autenticazione della firma: è sufficiente sottoscrivere la dichiarazione e allegare copia di un documento di identità.
4. Allegare copia del documento di identità
Alla dichiarazione va allegata copia di un documento di identità in corso di validità del dichiarante. È l’adempimento che consente di ricondurre la dichiarazione al suo autore e ne garantisce la riferibilità.
Quando la dichiarazione è trasmessa per posta o in via telematica, l’allegazione del documento sostituisce la firma apposta in presenza del funzionario.
Cosa deve contenere la dichiarazione?
Una dichiarazione completa consente all’ente ricevente di gestire la pratica senza richiedere integrazioni. Di seguito sono riportati gli elementi imprescindibili.
- Dati anagrafici del dichiarante: nome, cognome, luogo e data di nascita, residenza, codice fiscale e rapporto di parentela con il defunto.
- Dati anagrafici del defunto: nome, cognome, luogo e data di nascita della persona deceduta.
- Data e luogo del decesso: indicazione precisa del giorno e del luogo in cui è avvenuta la morte.
- Riferimenti normativi: richiamo all’articolo 46 del DPR n. 445/2000, che disciplina la dichiarazione sostitutiva di certificazione.
- Consapevolezza delle sanzioni penali: formula con cui il dichiarante attesta di essere consapevole delle conseguenze penali delle dichiarazioni mendaci ai sensi dell’articolo 76 del DPR n. 445/2000.
- Data, firma e documento di identità: luogo, data, sottoscrizione del dichiarante e copia di un documento di identità in corso di validità.
Consiglio dell’esperto
Prima di presentare la dichiarazione a un soggetto privato, come una banca o un’assicurazione, chiedi se accetta l’autocertificazione: essendo un rapporto tra privati, l’ente può richiedere il certificato di morte originale. Nei rapporti con la pubblica amministrazione, invece, l’autocertificazione deve essere sempre accettata e richiederla al posto del certificato ti fa risparmiare tempo e denaro.
Conclusioni
La dichiarazione sostitutiva di certificazione di morte è uno strumento semplice e gratuito che consente di attestare il decesso di un familiare, sostituendo il certificato di morte in numerose pratiche. È disciplinata dall’articolo 46 del DPR n. 445/2000 ed è ammessa per il coniuge, l’ascendente o il discendente del dichiarante.
Ha lo stesso valore del certificato e nei rapporti con la pubblica amministrazione deve essere sempre accettata, mentre nei rapporti con i privati la sua utilizzabilità dipende dalla disponibilità del destinatario ad accettarla. Per gli altri casi, e per fatti non compresi nell’articolo 46, si ricorre alla dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.
Compilare la dichiarazione con dati precisi, richiamare la normativa e allegare il documento di identità è sufficiente per renderla valida, ricordando sempre che le dichiarazioni mendaci comportano precise responsabilità penali.
